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Vinicio Peluffo

Chi sono

Chi sono

Sono nato a Rho il 21 marzo 1971, per me la politica è da sempre passione, servizio, impegno quotidiano per migliorare la vita delle persone. Ho iniziato ad interessarmi di politica quando ero poco più che un ragazzo e a 26 anni sono stato eletto presidente nazionale della Sinistra Giovanile. Nei primi anni Duemila sono stato amministratore nella mia città natale, Rho, svolgendo l’incarico di assessore alle Attività Produttive, al Lavoro e allo Sport dal 2002 al 2007.
Sono stato tra i fondatori del Partito Democratico e ho fatto parte dalla Commissione Statuto (la cosiddetta “commissione dei cento”), l’organo incaricato di redigere la carta fondamentale del neonato partito.
Nel 2008 sono stato eletto alla Camera nella circoscrizione Lombardia I, primo cittadino rhodense a divenire deputato. Dopo aver sostenuto le “Primarie per i Parlamentari” del Partito Democratico nel dicembre 2012 sono stato rieletto alla Camera. In entrambe le legislature ho fatto parte della Commissione permanente Attività Produttive, Commercio e Turismo e della Commissione parlamentare per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi.

Ricominciamo dal PD

Dobbiamo ripartire dall’idea originaria del PD, da un partito forte, inclusivo, radicato nel territorio e nella società, con una struttura organizzativa efficace e ben definita. Credo ancora nel progetto politico del PD, come ci credevo 11 anni fa quando fui tra i fondatori, un partito capace di coniugare riformismo e radicalità che divenisse strumento di progresso della società italiana. Tante cose sono cambiate da allora e dobbiamo essere capaci di dare risposte innovative e coraggiose, ben sapendo che oggi più di ieri serve una comunità democratica attiva, determinata, plurale e coesa, capace di illuminare la notte buia nella quale ci stanno trascinando i nazionalisti e i populisti al governo del paese.
Anche in questo momento difficile la comunità del PD nel suo complesso non ha abbandonato il campo, tutti i giorni i nostri amministratori, i nostri volontari, i nostri iscritti cercano di trasmettere un’idea di partecipazione alla cosa pubblica e di responsabilità di ognuno alla crescita economica, civile e sociale del Paese.
A questa comunità generosa e appassionata, che in questo momento si sente di remare controcorrente, diciamo che il Pd c’è, che vogliamo costruire insieme una agenda politica radicalmente alternativa a quella del centro destra al governo in regione, un partito lombardo che sia esempio di innovazione.
Un partito aperto che ascolta, condivide le scelte e agisce nella società.

Vinicio Peluffo

Temi

EUROPA: LA POSTA IN GIOCO

Siamo di fronte ad un passaggio che non è esagerato definire storico: con le prossime elezioni per il Parlamento Europeo i cittadini dell’Unione decideranno del suo futuro, se rivolto ad una più stretta integrazione dei Paesi che ne fanno parte o ad una inevitabile dissoluzione, nel caso di una oggi non impossibile e letale vittoria di sovranisti e nazionalisti.

La Lombardia è la regione più europea d’Italia. È una constatazione, riconosciuta da chiunque. Il Partito Democratico della Lombardia dovrà divenire la punta di diamante della politica europeista del PD. Investendo in essa risorse, competenze, idee.

Il dibattito attuale sull'Unione europea invece si concentra quasi esclusivamente sul tema dei migranti - perché disponibile a facili strumentalizzazioni - e al massimo, a volte, della moneta comune. Quasi sempre si sottovalutano invece altri aspetti molto rilevanti e vantaggiosi per l'Italia come la partecipazione al mercato comune (oltre che all'euro) e soprattutto le politiche di sviluppo che l'Europa destina alle nostre regioni, alle nostre città e ai territori nei quali viviamo.

34 miliardi di fondi – strutturali e di investimento – europei sono destinati all'Italia tra il 2014 e il 2020; 2 miliardi di questi fondi sono disponibili per la Lombardia. Una parte consistente - più di 100 milioni di euro - del piano periferie di Milano è finanziato con fondi europei. E nel periodo compreso tra il 2021 e il 2027 questi fondi sono destinati ad aumentare per l'Italia e a ridursi, ad esempio, per i Paesi dell'Est Europa.

Il problema è che questi soldi spesso vengono utilizzati male o non utilizzati del tutto.

Se cominciassimo a dire la verità ai cittadini forse invertiremmo anche la sfiducia che ormai molti nutrono nei confronti dell'Unione europea che - nonostante tanti errori e storture che dobbiamo asso-lutamente correggere - resta soprattutto una grande opportunità per far crescere i luoghi nei quali viviamo.

Il PD, a cominciare da quello lombardo, dovrà affrontare questa sfida decisiva con tutte le sue migliori risorse, innanzitutto umane, per poterla vincere insieme alle altre forze politiche e sociali che si batteranno per il rilancio e la riqualificazione dei valori ideali, degli obiettivi strategici e delle politiche operative dell’europeismo. Si tratterà pertanto di individuare e definire ogni possibile ambito collaborativo finalizzato al successo di questa prospettiva.

Una politica europeista che, però, necessita di un reale cambio di paradigma rispetto a quanto fatto durante gli anni recenti. Un eccesso di rigidità contabile ha infatti prodotto reazioni e contraccolpi sugli equilibri sociali e politici dei singoli Paesi e in particolare di quelli aventi maggiori difficoltà economico-finanziarie, tali da generare e poi sviluppare i movimenti anti-europeisti e nazionalisti oggi in crescita ovunque. Cambio di paradigma non significa, beninteso, rinunzia alle compatibilità economiche e alla disciplina di bilancio, come irresponsabilmente sta facendo l’attuale governo italiano; piuttosto vuol dire attenzione prioritaria a che l’equilibrio contabile si associ ad un positivo equilibrio sociale, al reperimento di risorse per sviluppare occasioni di lavoro all’avvio di una grande operazione di ammodernamento infrastrutturale dell’Italia condotto nel pieno rispetto dell’ambiente, una ricchezza che dobbiamo preservare meglio, molto meglio di quanto fatto sin qui.

La politica europea da questo punto di vista dovrà assumere un profilo più marcatamente orientato alla convergenza economica e sociale fra le diverse aree dell’Unione utilizzando la sua politica regionale per finanziare infrastrutture strategiche, investimenti industriali e agricoli rispettosi dell’ambiente, iniziative produttive generatrici di occupazione duratura, istruzione qualificata, ricerca applicata. Intorno a queste tematiche la Lombardia deve essere in prima linea. E quindi, per la sua parte, lo deve essere anche il Partito Democratico della Lombardia. È questo il primo impegno, certo fra i più importanti, che intendiamo assumere di fronte agli elettori e agli iscritti del PD lombardo.

IN LOMBARDIA RIPARTIAMO DALL'AMBIENTE

L’ambiente è sempre di più un valore positivo per i cittadini, anche perché la qualità del territorio e del paesaggio in cui viviamo è sempre più parte essenziale dell’identità e del benessere di singoli e di comunità.

L’Italia, come attestato anche dall’ultimo Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, non è attualmente su un sentiero di sviluppo sostenibile: pesano i ritardi accumulati dalla politica in questi anni, la scarsa integrazione tra l’azione settoriale di istituzioni centrali e periferiche. Il centrodestra al governo della Lombardia ha interpretato le politiche ambientali come una formalità a cui adempiere, senza mettere in campo alcuna progettualità di lungo respiro e senza destinare risorse adeguate al dispiegamento di tutte le loro potenzialità.

Per noi l’ambiente deve tornare ad essere centrale nella visione di futuro che immaginiamo per la nostra regione e per l’Italia. L’ambientalismo non è solo orgogliosamente una delle culture fondative del Partito Democratico, ma è soprattutto uno dei temi del futuro per la sinistra italiana e europea di questo tempo: la sostenibilità ambientale è una straordinaria occasione di crescita e di sviluppo attraverso cui superare finalmente la dicotomia tra lavoro e ambiente, anche attraverso l’innovazione tec-nologica.

Sono i dati ad indicarci la strada giusta, anche in Lombardia. La green economy è già una realtà ed è stata in questi anni difficili la migliore risposta alla crisi che ha colpito pesantemente il nostro sistema produttivo. La Lombardia è al primo posto in Italia nella graduatoria regionale per numero assoluto di aziende “verdi”(oltre 63.000) ed è al vertice della classifica anche per il numero di assunzioni “green” programmate; si tratta per lo più di profili professionali che richiedono una qualificazione elevata e che hanno importanti implicazioni anche sul versante della formazione.

La sfida di oggi è tracciare una via italiana alla Circular Economy: uso efficiente delle risorse, allungamento del ciclo di vita dei prodotti, rifiuti trattati non più come problema ma come risorsa, secondo il pacchetto ambizioso approvato a maggio dall’UE. Occupazione e sviluppo possono venire da settori tradizionali ma in forte cambiamento: edilizia legata alla qualità e alle nuove tecniche costruttive; agricoltura di territorio; turismo sostenibile; cultura e bellezza; lavori che miscelano vecchi e nuovi saperi, artigianato e high-tech, gestione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporto pubblico) in un’ottica di efficienza e sostenibilità.

Per intraprendere questa sfida serve una Regione più consapevole dei suoi punti di forza e delle sue debolezze, che scelga di scommettere sull’ambiente per il futuro e la qualità della vita dei suoi cittadini.

Questo vale ad esempio rispetto agli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria; occorre passare dalla logica dell’emergenza a politiche integrate e coordinate con le altre Regioni e gli enti locali del Bacino Padano. Servono strumenti di regolazione del traffico, politiche di mobilità sostenibile, riduzione delle altre fonti inquinanti. Una priorità è l’innalzamento dell’efficienza energetica degli edifici esistenti, che fa il paio con l’obiettivo di fermare il consumo di suolo libero: serve rigenerare le nostre città e i nostri paesi, anche attraverso il potenziamento di strumenti nazionali come l’ecobonus e il Conto Termico, dedicando particolare attenzione all’edilizia residenziale pubblica e agli altri edifici pubblici: scuole, impianti sportivi, uffici pubblici.

È necessario migliorare la qualità delle acque superficiali e sotterranee, per salvaguardare una risorsa preziosa per la vita e l’ecosistema qual è l’acqua. Possiamo contare su esperienze virtuose, da rafforzare e diffondere, come i processi partecipativi dei Contratti di Fiume, nati proprio in Lombardia e ora finalmente parte anche delle politiche nazionali. Ma serve anche continuare ad investire nelle reti e nelle infrastrutture idriche, per ridurre gli sprechi e garantire a tutti i cittadini un servizio di qualità a costi equi, tutelando le fasce più deboli della popolazione. I nostri laghi e gli altri bacini idrografici devono essere gestiti con maggiore attenzione alla salvaguardia della risorsa idrica e alle ricadute sui contesti territoriali locali.

Occorre anche fare i conti con una stagione di sviluppo industriale che in Lombardia ha lasciato un’eredità particolarmente pesante, rafforzando le misure per la bonifica dei siti contaminati o dismessi. La Lombardia continua ad avere un modello di sviluppo territoriale vecchio, con una legge urbanistica, la 12/2005 oggi superata, che appesantisce gli adempimenti burocratici dei Comuni relativi al territori. La legge sul consumo di suolo, la 31/2014 (e sua modifica 16/2016), ha soltanto certificato la fine di una stagione espansiva senza però offrire strumenti innovativi per la riqualificazione e la rigenerazione urbana, peraltro continuando a mantenere la dimensione comunale come l’unica a cui affidare i temi ambientali che sappiamo essere, per loro stessa natura sistemica, sovracomunali.

Il passaggio ad un modello di economia circolare deve rappresentare un’occasione anche per ripensare il sistema di gestione dei rifiuti nella nostra regione. Ci sono emergenze da affrontare, come il fenomeno degli incendi che, soprattutto nel nord Italia e in Lombardia, hanno interessato negli ultimi anni impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti speciali. Dietro questo fenomeno si celano a volte illeciti ambientali di particolare gravità, con il rischio di infiltrazioni della criminalità orga-nizzata (ecomafie) proprio nel settore della gestione dei rifiuti, ma in molti casi alla base ci sono carenze e inefficienze del sistema.

Occorre realizzare anche in Lombardia una corretta chiusura del ciclo dei rifiuti, indirizzandosi sempre più verso un modello che privilegi il recupero della materia e la riduzione della produzione di rifiuti, insieme al progressivo superamento delle discariche è necessario razionalizzare anche la rete regionale degli impianti che recuperano energia dai rifiuti: non servono nuovi termovalorizzatori e vanno via via chiusi quelli più obsoleti e meno efficienti dal punto di vista ambientale.

Ambiente e sostenibilità fanno parte della nostra idea di una Lombardia più competitiva e più bella da vivere. Vogliamo costruire questa Lombardia lavorando insieme alle tante esperienze civiche, di associazionismo, di governo locale che su questi temi dedicano energie e passione, prendendosi cura dell’ambiente e del territorio nell’interesse di tutti noi e delle generazioni future. Vogliamo contribuire a costruire reti, rafforzare collaborazioni e condividere conoscenze, per costruire scelte sostenibili per il futuro della nostra Regione.

PER UNA MOBILITÀ INTEGRATA

Strettamente legato a quello del territorio, è il tema della mobilità: un tema strategico fondamentale, per i prossimi anni; uno degli aspetti che farà la differenza sarà la capacità di costruire un sistema integrato della mobilità che sia efficiente, efficace e competitivo, incentrato sulla sostenibilità e la transizione ecologica in atto.

Più vivibilità nelle città. La mobilità della Lombardia ha bisogno di risposte urgenti nel breve periodo e di una visione strategica di lungo periodo: ci sono cambiamenti in atto e nuove opportunità di sviluppo da creare.

Nei prossimi anni ci saranno più spostamenti di persone e merci sulle lunghe distanze ma anche a livello locale. Gli spostamenti "sistematici" (casa-lavoro, ore di punta) dovranno essere orientati su modelli più flessibili per orari, motivazioni, origine/ destinazione. Toccherà al sistema dei trasporti il compito di integrare le città e i territori della Lombardia, elevando i livelli di accessibilità e il sistema delle relazioni esterne ed interne alla Regione, allargando le opportunità di sviluppo.

Il trasporto privato vivrà una nuova stagione epocale, ovvero la conversione al modello ibrido pirma ed elettrico poi. A tal proposito sono importanti quei provvedimenti volti a limitare la circolazione dei veicoli più inquinanti e a favorire il rinnovo del parco auto a Milano e nelle altre aree critiche della Regione, per rendere pulita l'aria che respiriamo.

Nelle aree urbane la modalità di trasporto prevalente, se non addirittura esclusiva, sarà il mezzo pubblico, strutturato su linee di forza(ferrovie regionali, metropolitane, tranvie).

Più trasporto pubblico e modalità alternative, in grado anche di agire sulle abitudini dei cittadini, come il car e il bike sharing. Per rendere più vivibili ed attrattive le città Lombarde è indispensabile ridurre decisamente i livelli di congestione e di inquinamento causati dal traffico veicolare.

Per troppi anni la Regione Lombardia è stata alla finestra, appaltando ad altri le responsabilità degli investimenti, attraverso rapporti societari che hanno dimostrato di non funzionare. Oggi la Lombardia paga anni di mancanza di regia politica, di investimenti, di scelte strategiche. Recuperare gli anni perduti è molto complicato e, per farlo, occorre prendere adesso decisioni importanti e impostare una strategia che guardi all’Europa.

Per questi motivi il ruolo del pubblico è centrale. Non solo un ruolo di controllo, ma di vera e pro-pria regia della complessità degli interventi, che sappia tenere insieme i tanti attori che dovranno par-lare la stessa lingua: istituzioni, concessionari, gestori. Regione Lombardia deve cogliere la sfida degli investimenti nel trasporto pubblico e dell’intermodalità, attraverso una programmazione seria e concreta su quelle opere che puntano proprio sull’intermodalità.

Collegamenti più frequenti, stazioni e mezzi più sicuri, maggiore integrazione tra servizi ferroviari e sistemi di mobilità locale. La Regione deve promuovere e finanziare interventi finalizzati ad attrezzare le stazioni in modo che migliori la qualità del servizio reso (frequenza, puntualità , coincidenze) e una efficace informazione per gli utenti. Le stazioni dovranno giocare un ruolo centrale: parcheggi per auto, biciclette, trasporto autobus in sicurezza.

Il tutto tenuto insieme con un’integrazione tariffaria vera e semplice, attraverso le più moderne tecnologie a disposizione, attraverso un unico modello regionale e una tariffazione adeguata e “a misura” dell’utente.

Per quanto riguarda il traffico merci e la logistica, queste avranno un ruolo importante per la ripresa economica e la crescita. Lo sviluppo dell'intermodalità darà un grosso contributo per spostare i TIR dalla strada al ferro, ma questo avverrà sulle medio-lunghe distanze. Creando, laddove possibile, un’integrazione intermodale ferro-acqua, sfruttando la navigazione fluviale del Po. Lo sviluppo economico passa anche attraverso l’acqua, all’interno di una visione europea del trasporto merci.

Scelte vere sulle nuove strade e autostrade da completare e da accantonare. Una parola definitiva meritano la Broni-Mortara, la Cremona-Mantova, un impegno concreto invece la Pedemontana e il completamento della Paullese (ponte di Spino d’Adda compreso), la Milano-Meda. Ci sono le tangenziali da completare in città importanti, come Como, Varese e su quelle chiederemo con forza la gratuità dei pedaggi.

La viabilità minore di Lombardia garantisce importanti volumi di traffico complessivi. Si tratta di migliaia di Km della rete stradale di competenza Anas e Province, che rappresenta il vero tessuto connettivo dei territori di Lombardia.

Per quanto riguarda la manutenzione e la sicurezza, l’elenco delle opere segnalate dai Comuni al MIT necessitano di maggiori risorse per garantire una rete efficiente e sicura. Finanziamenti importanti dovranno essere stanziati a favore di Enti proprietari di ponti, gallerie, viadotti.

Un quadro normativo da rivedere. LR n 6/2012 .Sono molti i motivi che inducono a ritenere necessaria una revisione di detta legge. Il futuro della mobilità pone sfide importanti alla politica in termini di governance del sistema. Le competenze in materia di programmazione e regolazione tra i vari livelli istituzionali Regione, Province, Città Metropolitana, vanno modificati per garantire servizi efficienti a favore dei cittadini per la mobilità. Occorre su una priorità negli investimenti, incentivando la partnership pubblico- privato, aumentando i livelli di economicità nelle gestioni.

Occorre lavorare per costruire un nuovo approccio ai temi legati al governo del territorio nella prospettiva della sostenibilità, della green economy, della digitalizzazione e dell’economia circolare. Questa prospettiva richiede di aprire una nuova interlocuzione da un lato con il mondo dell’impresa, attento alle innovazioni e all’accesso ai nuovi mercati, e dall’altro con gli enti locali, a partire dai Comuni, che per questi temi esercitano le competenze più importanti.

La scommessa di coniugare sviluppo economico con scelte sostenibili per il futuro dell’ambiente deve necessariamente coinvolgere i processi di innovazione digitale, che però non si può ridurre a un concetto di smart city inteso come mero modello informatico. Per questo, anche per tentare di ricomporre quella frattura che si è creata tra città e provincia, sarebbe meglio sviluppare il concetto di smart land, per una visione in cui sviluppo economico e tutela dell’ambiente non siano contrapposti ma integrati. Il concetto di smart land consente di lavorare sulle differenze tra territori per offrire le migliori soluzioni al fine di raggiungere lo stesso obiettivo.

Un buon esempio è guardare cosa sta succedendo sul tema della mobilità: a Milano città gli investimenti sul trasporto pubblico e l’avvento delle pratiche di car sharing si sta progressivamente facendo calare l’uso dell’autoveicolo di proprietà privata, con benefici in termini di qualità dell’aria e di vivibilità complessiva della città. Questa soluzione però non sarebbe percorribile nella provincia, dove il sistema della mobilità è molto più complesso con sostenibile casa-lavoro-tempo libero che seguono traiettorie molto più ampie e discontinue, tali da rendere il sistema del trasporto pubblico insufficiente a coprire tutte le richieste e le attività di sharing mobility antieconomiche. In questi contesti sarebbe molto più efficace investire sulla mobilità elettrica, cercando di agevolare le modalità di inter-scambio tra un mezzo di trasporto e l’altro. Riconoscere le differenze tra i diversi territori rappresenta un importante passo nell’elaborazione di una visione complessiva per il suo futuro.

LA RIVOLUZIONE DEL SAPERE

La centralità del sapere è una chiave che riguarda tanto la Lombardia quanto il PD. È la chiave che costruisce il nostro orizzonte e la nostra idea di futuro.

Una chiave che riguarda insieme tanto lo sviluppo economico che quello civile e democratico. Formazione, cultura diffusa, pensiero critico, infrastrutture culturali, sapere e competenze.

Per noi il sapere è la priorità. Sul piano della società significa rafforzare gli investimenti sulla scuola, tanto sul sistema scolastico che su quello della formazione, rafforzare il ruolo e la qualità dei docenti, ridurre il numero di bambini nelle classi, ampliare l'offerta formativa, potenziare i servizi per la fascia 0/6, rafforzare il sistema della formazione professionale cui restituire piena dignità culturale, il sistema della formazione permanente. E insieme a questo e in parallelo rafforzare le infrastrutture culturali e l'offerta in campo musicale, teatrale, bibliotecario, museale. La dimensione artistica del sapere non come sistema di intrattenimento e nemmeno solo come ancella di uno sviluppo economico e turistico, ma come asse democratico di sviluppo del pensiero critico, del pensiero divergente, della differenza.

Il sapere come strategia per la sicurezza. L'insicurezza è il male del nostro tempo. Insicurezza materiale, economica e insieme personale, psicologica. Di senso.

L’insicurezza è paura del futuro, paura del domani, paura dell'altro e paura del cambiamento. Paure profonde che non si giudicano e non si possono sottovalutare e a cui la politica deve avere la capacità di dare risposta. Una risposta profonda. Non illusoria e non demagogica.

Per noi la risposta è il sapere. Gli strumenti culturali da un lato permettono di capire i cambiamenti e le difficoltà di affrontarli, dall’altro permettono di avere le risorse per affrontare in modi diversi il futuro. Questo è il bisogno più grande della nostra comunità.

Nell’attuale dimensione globale la competizione tra territori è una competizione di saperi. Ed è anche il superamento della dinamica della competizione.

Una società più consapevole permette a ciascuno di lavorare sui suoi talenti, di sviluppare le sue aspirazioni, e al sistema sociale ed economico di essere più solido e più capace di sviluppo.

La Lombardia deve essere di più la terra dei saperi. Saper fare, saper creare, sapere innovare, sapere trasmettere il sapere.

Una retorica assurda ha condannato la nostra regione a una ristrettezza culturale, sociale e ad un im-poverimento prospettico che non le appartengono.

In Lombardia deve essere superato il sistema della dote come modalità esclusiva di finanziare il diritto allo studio. Bisogna recuperare il protagonismo delle scuole e dare maggiori finanziamenti ai progetti nati dalle scuole.

La formazione professionale deve essere più connessa con i bisogni delle imprese; bisogna dare maggiore orientamento allo studio e legare di più i programmi e i corsi professionali ai bisogni espressi dai territori.

Terra di mezzo, di accoglienza, di innovazione tecnologica e sociale, di associazionismo, di mutualità, di pensiero sociale e riformatore, la Lombardia è naturalmente vocata ad essere il laboratorio di una nuova fase della globalizzazione che abbia nel riequilibrio, nell’equità, nella sostenibilità il fulcro. È il veicolo di questa fase unica è nello sviluppo dei saperi come priorità del progetto della Lombardia di oggi e di domani.

Il PD come comunità dei saperi. Formazione, approfondimento, arricchimento culturale, capacità di confronto, crescita ed emancipazione sono tra le funzioni principali di un partito che deve essere infrastruttura culturale, veicolo di diffusione e sviluppo dei saperi.

Proporre e sviluppare chiavi interpretative della realtà, costruire innovazione delle proposte. Nella nostra idea di sviluppo della comunità democratica del PD Lombardo poniamo al centro questa funzione del partito in relazione con la società.

UN SUPPORTO AL LAVORO

A10 anni dalla più grave crisi del dopoguerra l'occupazione stabile resta per molti, anche in Lombardia, un miraggio. Troppa flessibilità e pochi investimenti generano occupazione di bassa qualità.

L'insicurezza e la paura partono da qui.

Dobbiamo quindi mettere al centro della nostra iniziativa politica il lavoro. Questo significa intraprendere un rapporto costante e costruttivo, nel rispetto delle reciproche autonomie, con le sigle sindacali e con le associazioni imprenditoriali. Dobbiamo rivedere lo strumento della Dote Unica Lavoro, migliorando la sua efficacia ed introducendo un valutatore indipendente."

Manca in Regione Lombardia una visione ampia che raccordi politiche di sviluppo e investimento sui giovani. Non dobbiamo perdere le opportunità offerte dal Programma Garanzia Giovani che in Lombardia nel prossimo triennio sarà quantificabile in 77 milioni di euro.

Questi ultimi infatti,rischiano di restare sempre più ai margini della società e diventare cioè una generazione che rischia di perdersi nel pulviscolo dei lavoretti, della rinuncia, della rabbia.

Lo stesso si può dire per il lavoro delle donne, che troppo spesso diventa luogo di inaccettabili soprusi in termini di retribuzione e di possibilità di carriera. Dobbiamo attivare delle serie politiche di conciliazione vita-lavoro.

L'accesso al mondo del lavoro poi resta irto di ostacoli per le persone con disabilità o che vivono in condizioni di difficoltà fisica,sensoriale,intellettiva e psichica. I provvedimenti regionali e le azioni di controllo non incidono e molti lavoratori con disabilità sono di fatto allontanati dalla possibilità di avere un lavoro.

È inoltre fondamentale un’azione regionale, a fianco di quella nazionale, che metta in atto gli strumenti e gli incentivi necessari per rendere stabili i rapporti di lavoro, in particolare attraverso la decontribuzione, almeno per i primi tre anni, per le nuove assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato.

Il Partito Democratico che abbiamo in mente intende potenziare l’attore pubblico e i centri dell’impiego: vogliamo riorganizzare completamente l’erogazione dei servizi da parte dei Centri per l’Impiego, adottando le “best practice” esistenti sul territorio regionale e nazionale. Partendo dall’analisi dei modelli di successo, vogliamo trasformare i Centri per l’Impiego in strutture multi-funzionali in grado di erogare servizi a 360 gradi, che comprendano attività di incontro fra domanda e offerta di lavoro (potenziando l’attività di marketing territoriale), orientamento professionale (sviluppando piattaforme ad hoc’), riqualificazione e formazione professionale per i disoccupati e occupati, servizi di auto-impiego ed auto-imprenditorialità (attraverso la costituzioni di incubatori/ co-working su tutto il territorio regionale).

Vogliamo attivare progetti di assistenza intensiva, potenziando azioni e strumenti a favore dei soggetti di più difficile ricollocamento (ad esempio i disoccupati di lungo periodo, particolarmente quelli di età superiore ai 50 anni), attraverso un progetto specifico di servizi e percorsi di Assistenza Intensiva (coinvolgendo professionisti altamente specializzati all’interno di progetti di rete).

Intendiamo favorire l’occupazione femminile, investendo nei servizi per l’infanzia (esempio: asili nido) e nella assistenza domiciliare agli anziani non autosufficienti, perché l’attuale assenza o carenza di queste politiche è il vero fattore che troppo spesso allontana le donne dal lavoro. Di più: vogliamo aprire un tavolo permanente e sostenere con tutte le forze il progetto smart working (o lavoro agile) attraverso incentivi economici e una cultura di promozione/diffusione dello strumento su tutto il territorio lombardo.

Ancora, intendiamo potenziare l’apprendistato, pilastro portante del sistema duale della formazione e al tempo stesso segna un “vero” ingresso nel mondo del lavoro, perché il contratto di apprendistato è a tutti gli effetti un contratto di lavoro, nel segno della piena e buona occupazione verso la quale tendiamo. Per questo vogliamo incentivare le associazioni di categoria per facilitare le medie-piccole imprese ad attivare i contratti di apprendistato attraverso una serie di servizi, quali: supporto normativo per l’allineamento alla disciplina applicabile; supporto alla definizione del PFI e dell’articolazione del percorso in azienda; e infine supporto in fase di contrattualizzazione.

L'introduzione nelle imprese e nella pubblica amministrazione delle tecnologie 4.0 richiede azioni di sostegno, tutele, concertazione, diversificazione degli investimenti. Innovare senza riqualificare e ricollocare professionalmente i lavoratori è senza senso.

Generare lavoro e sicurezza di buona qualità,ridare alle famiglie un futuro sereno questa è la sfida che intendiamo porre.

AL SERVIZIO DELLA SALUTE

Il progressivo invecchiamento della popolazione, e la sempre maggiore capacità della medicina di curare le persone, hanno portato a un’evoluzione del bisogno di assistenza e cura rispetto al passato: da un lato sempre più persone affette da patologie croniche necessitano di cure costanti e frequenti che devono trovare una risposta vicino ai luoghi in cui esse vivono, dall’altro lato l’attività di prevenzione, se adeguatamente sviluppata, sempre più spesso può prevenire la malattia, e non può più dunque essere relegata ad attività secondaria.

Ne discende che l’approccio delle politiche sociosanitarie che la Regione Lombardia ha condotto negli ultimi vent’anni privilegiando lo sviluppo e l’investimento nella rete ospedaliera -a scapito del rinforzo e del rilancio dei servizi territoriali-, deve evolvere in una direzione nuova.

Troppo spesso in Lombardia, infatti, a fronte della forte offerta di cure ospedaliere, si devono invece aspettare mesi e mesi -nel servizio pubblico- per una visita specialistica o un semplice esame necessario a chiarire il percorso di cura e di presa in carico del cittadino, con il rischio che questo aggravi le sue condizioni di salute. A meno che non ci si rivolga a servizi a pagamento, che garantiscono tempi d’attesa brevi e certi. Ma questo non fa altro che aumentare le disuguaglianze di salute tra chi può pagarsi le cure e chi no, contraddicendo il principio costituzionale della universalità del diritto alla salute.

È necessario dunque un forte orientamento delle risorse sui servizi sanitari e sociosanitari sul territorio, una più decisa attività di prevenzione e una revisione conseguente della rete ospedaliera, che in questi anni si è sviluppata al di fuori di qualunque quadro programmatorio, sia rispetto al servizio pubblico che rispetto all’offerta privata accreditata.

Pubblico e privato sono ormai in Lombardia le due gambe del servizio sanitario e sociosanitario, e dunque devono essere sostenute attraverso una Programmazione regionale che oggi non c’è, che sviluppi un’azione sinergica in base alle specialità e alla complessità delle cure, che aumenti il servizio in modo equilibrato e diffuso su tutto il territorio regionale, che consenta agli ospedali pubblici di dispiegare tutta la potenzialità e qualità di cui sono capaci, evitando in molti casi il rischio di farne strutture di serie B, che non lasci indietro i servizi sociosanitari specificatamente rivolti ad anziani, minori e persone con disabilità.

Il rilancio dei servizi sul territorio deve avvenire rilanciando la rete esistente con la creazione di poliambulatori pubblici aperti 7 giorni su 7 per almeno 12 ore al giorno, anche per consentire un’alternativa all’accesso ai pronto soccorso, oggi intasati perché troppo spesso impropriamente utilizzati, e per consentire un coordinamento tra l’attività dei medici di famiglia e i medici specialisti, che avrebbero l’occasione di ritrovarsi a lavorare gomito a gomito in ambulatori diffusi zona per zona, non costringendo più i cittadini a peregrinare alla ricerca di visite ed esami, realizzando davvero la presa in carico e la continuità della cura.

Deve poi essere rilanciata la integrazione tra i servizi sociali, sociosanitari e sanitari attraverso un adeguato coinvolgimento e coordinamento delle politiche assistenziali di competenza dei Comuni con le politiche sociosanitarie di competenza regionale, con un reale coinvolgimento dei Sindaci nella valutazione dei piani di sviluppo delle aziende sociosanitarie e nella programmazione regionale.

Troppo in questi anni è stato mortificato, anche in questo settore, il ruolo dei Comuni, cui sono state tagliate dalla Regione sempre maggiori risorse dirottate su misure e politiche decise a Palazzo Lombardia, e sottratte così alla autonomia degli enti locali, che più di ogni altro sono invece in grado di decifrare il bisogno assistenziale del proprio territorio. Va dunque restituita da parte della Regione la titolarità ai Comuni nell’utilizzo delle risorse per le politiche sociali, tornando a rifinanziare il Fondo Sociale Regionale destinato agli enti locali, consentendo finalmente loro di tornare a costruire una rete di servizi sociali che offra risposte continuative, contro la deriva delle politiche regionali dei voucher e dei bonus che lasciano sempre più spesso i cittadini a metà dei loro percorsi assistenziali. E non è quasi mai un problema di risorse, ma di utilizzo migliore delle risorse che già ci sono. Un welfare sociosanitario migliore in Lombardia è possibile.

UN NUOVO WELFARE

Crediamo molto nel Terzo settore, che in Lombardia è un insieme di oltre 52000 enti e per noi sostenerlo è una priorità. È un settore fondamentale della nostra economia: non è solo un aiuto decisivo per chi si trova in difficoltà, ma rappresenta un importante fattore di coesione sociale.

La riforma approvata dal Governo del PD ha inteso allargare la partecipazione attiva e responsabile delle persone, di valorizzare il potenziale di crescita sociale e occupazionale dell’economia sociale, di puntare su razionalizzazione e semplificazione.

Dobbiamo rafforzare quanto più la co-programmazione tra le istituzioni pubbliche e il privato sociale, che deve diventare la modalità ordinaria di attuazione delle iniziative pubbliche nelle aree di interesse generale, attingendo ai migliori esempi degli altri paesi europei.

Contrasto alla povertà. Il Governo del PD è stato il primo ad approvare una misura di contrasto alla povertà misura che ha previsto il Reddito di Inclusione (REI) un sistema di presa in carico delle persone da parte dei Servizi sociali dei Comuni, la costruzione del percorso individuale e inserimento socio-lavorativo. Un modello che viene da una sperimentazione e nella nostra regione dobbiamo spingere affinché vengano aumentate le risorse regionali che possano andare ad estendere le opportunità per chi si trova in condizione di povertà assoluta.

Siamo contrari ad un sistema che possa diventare assistenzialista: dobbiamo concentrarci a dare nuove opportunità attraverso il lavoro. Per fare ciò si devono prevedere percorsi formativi professionalizzanti e attivare tutti gli attori che possano fare il matching tra lavoratori, enti formativi e Agenzie per il lavoro. L’emarginazione sociale porta all’indifferenza e alla diffidenza delle istituzioni: è compito di una forza politica recuperare le persone in condizioni di povertà ed accompagnarle verso i servizi: faremo questo come servizio verso i nostri territori.

Negli anni dei governi a guida PD è stato fatto molto, ma bisogna dare di più e meglio. Una delle modalità usate per erogare molti dei servizi è stato il massiccio ricorso al sistema dei voucher, pratica da non demonizzare, ma occorre soprattutto riportare nei servizi di territorio un sistema virtuoso.

Tra i nostri progetti vi sono revisioni di normativa esistente e nuove idee.

La Legge nazionale 112/2016 meglio conosciuta come “il Dopo di Noi” ha stanziato per la nostra Regione di oltre 8 milioni di di euro all’anno: occorre che questi fondi siano incrementati con risorse proprie e che il sistema di assegnazione sia aperto alla sperimentazione e che porti attenzione alle piccole realtà territoriali.

Occorre una grande attenzione alle fragilità, sia quelle individuali che quelle familiari.

Occorre porre molte attenzioni sulle buone pratiche in quella fascia di bisogno che sta a cavallo tra il sociale ed il sanitario: un esempio su tutti è quello dei malati psichici che sono visti molto spesso da chi in questo momento governa la Regione Lombardia solo come un problema di sicurezza e di ricovero in alta protezione. Esistono invece esempi di reinserimento nella vita sociale che costano molto meno e portano con se le radici per un recupero importante nella vita sociale.

Le persone per il dettato costituzionale devono essere uguali nei diritti e nei doveri.

Questo ultimo esempio può essere allargato a molte categorie di fragilità garantendo molte opportu-nità di recupero importante partendo dalla fragilità dei diversamente abili alle persone deboli.

DEMOCRAZIA PARITARIA

Il partito regionale darà visibilità e autorevolezza alla conferenza delle donne e a tutte le sue declina-zioni sul territorio. La democrazia paritaria deve essere un obiettivo nelle istituzioni di cui facciamo parte (la Giunta lombarda è un esempio chiaro di disequilibrio tra i generi), e anche nel nostro partito, a tutti i livelli. La valorizzazione, la tutela e l’autonomia delle donne devono essere centrali nel nostro vivere il partito e le istituzioni.

Sostegno alle attività e alle politiche contro la violenza sulle donne, alla rete dei centri antiviolenza. Campagna del partito degli uomini insieme alle donne contro il Decreto Pillon, per il suo ritiro, perché lede i diritti dei minori e delle donne più fragili, soprattutto quelle soggette ad abusi e violenze.

Richiesta di una piena attuazione della L. 194 in Lombardia, a garanzia della piena autodeterminazione delle donne e della maternità consapevole, potenziamento della rete dei consultori pubblici. Promozione dell’educazione al rispetto delle Differenze e tra i generi, all’affettività e all’educazione sessuale nelle scuole.

Una delle sfide di questa regione che ha il maggior numero di occupate di Italia, deve essere quella di sensibilizzare istituzioni e imprese, e quindi di trovare strumenti, per ridurre il divario salariale tra uomini e donne.

Perché il lavoro delle donne sia una scelta non penalizzante dobbiamo chiedere che si introducano più efficaci strumenti di conciliazione che alleggeriscano il peso del lavoro di cura che spesso è solo sulle spalle delle donne. Lo dobbiamo fare e chiedere coinvolgendo in una campagna di sensibilizzazione gli uomini perché ciascuno faccia la sua parte: la cura non è una questione solo di donne, così come la violenza sulle donne non è solo una questione di donne.

Più conciliazione vuol dire non solo nidi gratis, ma più diffusi sul territorio, così come le strutture di assistenza socio sanitaria che aiuterebbero le donne nella cura degli anziani e non solo nella cura dei bambini.

Promozione della cultura scientifica nelle giovani studentesse per superare il luogo comune che la carriera scientifica non è cosa da donne.

Tra le famiglie più vicine alla soglia di povertà ci sono le famiglie monogenitoriali composte cioè da un solo genitore in genere donna e un minore. Dobbiamo occuparci di loro.

Come dobbiamo occuparci delle tante donne anziane in età pensionistica che vivono di una pensione minima non sufficiente a garantire loro una dignità di vecchiaia. Per loro dobbiamo anche affrontare con più decisione la sfida di una medicina di genere al femminile che sia diretta in specifico alla popolazione femminile in Lombardia, prevenzione e assistenza.

Sostenere l’imprenditoria femminile e le start up a connotazione e composizione a maggioranza femminile.

UN’AGENDA PER LE PERIFERIE

Non possiamo più limitarci a considerare le periferie come realtà residuali, dove si concentrano i fenomeni di marginalità e i fattori di degrado urbano e sociale: oggi dobbiamo prendere in considerazione una più vasta e più complessa “questione urbana ed elaborare una visione più articolata del rapporto tra la dimensione della “periferia” e quella complessiva delle città o delle metropoli e assumere nuovi “indicatori di vulnerabilità”.

Non vi è dubbio che le paure dei nostri cittadini spesso motivate dalle difficoltà economiche e dalle incertezze per il futuro hanno portato le forze di destra ad alimentare queste paure e il disprezzo verso l’Altro, lucrando facile consenso politico, senza offrire soluzioni.

Nei nostri quartieri popolari i temi immigrazione, sicurezza e degrado sono la quotidianità.

Sui quartieri popolari della nostra regione pesa in modo eclatante a Milano Metropolitana, Pavia e Lodi l’assoluto fallimento dell’Azienda Lombarda Edilizia Residenziale (ALER) e l’assoluta deresponsabilizzazione di Regione Lombardia rispetto al fallimento delle stesse aziende di proprietà regionale e alle scarsissime risorse a disposizione.

Il Partito Democratico deve saper affrontare con rigore e solidarietà sia il tema dell’immigrazione che il tema della sicurezza che la qualità del vivere delle periferie delle nostre città. Bisogna che, sia le azioni delle forze dell’ordine che delle amministrazioni pubbliche, sia esse Regioni, Comuni ecc. sia mirata a liberare i quartieri dai delinquenti, i quali devono essere puniti e isolati, ma al bisogno è necessario dare risposte.

Per intervenire efficacemente sulle periferie e sulle città non ci si può limitare ad azioni frammentarie o episodiche, ma è necessario mettere in cantiere un grande progetto la cui applicazione possa costituire, come avviene negli altri Paesi europei, anche un meccanismo di sviluppo economico e occupazionale sostenibile.

In particolare, sono obiettivi generali per l’intervento nelle periferie: la tutela della qualità della vita, della salute e della sicurezza dei cittadini; l’inclusione sociale, il lavoro e la valorizzazione delle competenze; la promozione dell’economia circolare e il supporto alla transizione digitale; l’attenzione alle problematiche legate ai cambiamenti climatici, alle energie rinnovabili e alla qualità dell’aria; l’uso sostenibile del territorio e il mantenimento delle aree naturali; il sostegno all’accesso alla casa e all’abitare dignitoso e sicuro; lo sviluppo di reti per la mobilità sostenibile; l’innovazione della pubblica amministrazione per promuoverne l’efficienza al servizio dei cittadini.

Proposte concrete. Creare un riferimento regionale univoco: che abbia il compito di coordinare la politica per le città e di definire l’Agenda urbana regionale per affrontare efficacemente il tema delle periferie, della sicurezza urbana e della rigenerazione urbana e predisporre un Piano strategico per le città lombarde. Tutto ciò permetterebbe alla Regione di svolgere un ruolo sollecitatore nei confronti del governo nazionale e dell'Europa e negoziare risorse e modifiche legislative necessarie per accelerare processi attuativi e chiarire responsabilità.

Politiche per la rigenerazione urbana finalizzati all’infrastrutturazione e alla digitalizzazione, alla difesa idrogeologica, alla mobilità sostenibile e alla riconversione energetica del patrimonio edilizio, nonché alla sua sostituzione. Non a caso, in Europa moltissimi sono anche i percorsi di formazione e alta formazione finalizzati a formare figure competenti per intervenire nei processi di rigenerazione urbana, quale principale strategia di intervento nelle città, mentre in Italia sono, al momento, del tutto assenti.

Le politiche per l’abitare costituiscono un aspetto fondamentale per la rinascita delle città e intervengono sotto diversi profili. Si tratta innanzitutto di far fronte a una domanda crescente non soddisfatta dal mercato, attraverso strumenti e risorse che possano integrare l’operatività di diversi soggetti.

E, infine, le politiche attive per il sociale. Una strada è quella di costituire Agenzie sociali di quar-tiere, dove possano essere impiegati giovani agenti di sviluppo, miste dal punto di vista della gestione, che operino un’interfaccia accogliente ed efficace, nella logica dello sportello unico, per superare la frammentazione del trattamento amministrativo dei bisogni.

Di immediata necessità è l’ampliamento dei servizi di welfare a sostegno delle misure contro la povertà, sono, inoltre, da sostenere e rafforzare tutte le iniziative di co-housing per disabili e soggetti deboli, studenti, famiglie; lo sviluppo dei servizi domiciliari e la tutela locale “di quartiere” delle persone anziane attraverso servizi di monitoraggio e prevenzione.

Particolare rilievo ha il rafforzamento della scuola nelle periferie, non ancora pienamente inclusiva a causa degli elevati tassi di dispersione e abbandoni e che, invece, deve essere messa nelle condizioni di contrastare il disagio e l’esclusione, ricostruendo comunità e offrendo nuove opportunità di crescita.

I temi della sicurezza e del degrado dei quartieri popolari, assieme a quelli dell’immigrazione, hanno sempre rappresentato nel Centrosinistra elemento di grandi discussioni e spesso anche di grandi rimozioni. È tempo che il Partito Democratico assuma il tema sicurezza come una sua priorità. La sicurezza prima di tutto è tutela delle persone deboli, siano essi anziani, donne, giovani, immigrati e famiglie.

Le città governate dal Centrosinistra non devono mai far mancare alla città il racconto sulla sicurezza. Nella visione del Partito Democratico, la sicurezza tiene assieme rispetto della legge, qualità urbana e sostegno sociale.

IMMIGRAZIONE, INTEGRAZIONE, CONVIVENZA

I flussi migratori in Italia sono sempre stati presenti, ciclicamente, con diverse modalità a seconda della situazione dei paesi del Mediterraneo, e non solo. In questi ultimi anni si è costruita una imma-gine di una invasione che portasse ad una sostituzione della nostra società innescando sentimenti di Paura, Odio e Rigetto.

La nostra sfida è da sempre l’Integrazione e la Convivenza.

L’Italia ha sviluppato dal 2000 un sistema di Accoglienza che vede il protagonismo dei territori, dei Comuni che attualmente si chiama SPRAR, un sistema con una mission ben precisa: integrare, un sistema di rete territoriale che coivolge le raltà del Terzo settore con le diverse proprie peculiarità con il Comune che ne è il titolare del progetto. Per noi l’accoglienza diffusa è il modello che è alla base di una buona interazione, un modello di convivenza con una prospettiva futura territoriale.

Negli ultimi anni a causa di un maggior flusso si sono attivati modelli di accoglienza straordinaria che in alcuni casi hanno portato alla costruzioni di grandi centri percepiti come dei ghetti, luoghi dove l’emarginazione sociale è stata il problema più importante della mancata convivenza, ma la co-struzione della paura di conseguenza porta al ripudio. Dobbiamo sempre più uniformare anche la prima accoglienza verso un sistema di convivenza e integrazione attivando sistemi di premialità per quei progetti che prevedono una accoglienza diffusa e l’interazione con il territorio, la formazione e l’integrazione sociale e lavorativa.

Condanniamo con fermezza tutti coloro che hanno visto nel sistema di accoglienza solo un sistema di business attuando progetti senza professionalità e senza operatori adeguatamente formati, perché crediamo che la mancanza di progetti professionali scivoli nell’illegalità e nello sfruttamento dei migranti: dal lavoro nero, al caporalato.

Bisogna attivare un sistema di controllo per eliminare il marcio nel sistema di accoglienza perché l’illegalità crea problemi per le ragazze e i ragazzi, per il loro futuro, per la loro integrazione e soprattutto per il territorio dove vengono accolti.

Dobbiamo quanto più possibile attivare le comunità della diaspora, coinvolgere le tante associazioni dei migranti che sono un punto di riferimento e svolgono una funzione fondamentale per l’integrazione nelle comunità locali, agevolando il dialogo interculturale. Dobbiamo renderli sempre più protagonisti anche in attività di cooperazione decentrata con i paesi di origine e nello stesso tempo essere coloro che possono aiutare all’internazionalizzazione delle imprese soprattutto nei paesi emergenti.

Daremo voce alle seconde generazioni e ai nuovi italiani. Le seconde generazioni in particolare so-no ragazze e ragazzi che di fatto sono cittadini ma formalmente no. Saremo al loro fianco nella battaglia che stanno portando avanti per il riconoscimento dei loro diritti perché sono una ricchezza cul-turale per il futuro del nostro territorio.

In Lombardia abbiamo vissuto anni complicati, nei quali l’arrivo di numerosi immigrati e l’opposizione del governo lombardo hanno prodotto la mancata distribuzione per piccoli gruppi dei nuovi arrivati su tutto il territorio della Regione. Questo ha determinato concentrazioni (come nel caso di Bresso e della stessa Milano) che hanno permesso alle stesse forze politiche al governo della Regione di fomentare la paura e lucrare consensi elettorali.

Le numerose persone a cui è stato rifiutato il permesso umanitario oggi presenti nella nostra Regione non possono essere abbandonate a se stesse altrimenti rischieranno di infoltire le fila dei senzatetto delle nostre città o, peggio, diventeranno manovalanza per la delinquenza.

LOMBARDIA LIBERA DALLE MAFIE

La Lombardia è un territorio in cui la criminalità organizzata non solo opera ma si è radicata.

Le decine di inchieste che hanno riguardato molti territori Lombardi, da Milano a Como fino a Mantova, raccontano di organizzazioni che cercano di insediarsi nell’economia e di occupare ogni spazio che può portare guadagni utilizzando i proventi dei traffici illeciti a partire da quello della droga, per entrare in aziende, concorrere agli appalti, gestire gioco illegale, esercizi commerciali, compro oro, false fatturazioni ecc.. Ma non c’è solo questo. C’è la capacità di insediarsi sul territorio, di controllarlo, di condizionarlo, spesso cercando di non utilizzare metodi violenti o intimidatori per non attirare l’attenzione ma, altrettanto spesso utilizzando ricatti, intimidazioni, corruzione per ottenere omertà e potere. Da Sedriano, primo comune lombardo sciolto per mafia, a Cantù, da Viadana alla masseria di Cisliano, sono davvero tante le conferme di una presenza silente ma invasiva delle mafie in Lombardia. Non è un caso se siamo la quarta regione italiana per la presenza di beni confiscati.

Di fronte a ciò non c’è alcun allarme sociale, i fari sono accesi sui reati predatori, la delinquenza di strada e gli immigrati, mentre l’invisibilità che cerca di garantirsi la criminalità organizzata la mette al riparo, impedisce che venga considerato un problema prioritario quale invece è. La capacità delle mafie di inquinare l’economia e la società, di piegare parti di esse ai propri scopi costituisce un problema enorme per la nostra convivenza e la nostra stessa democrazia.

Per il PD Lombardo la lotta alle mafie deve diventare una priorità che non può essere delegata alle forze dell’ordine e alla magistratura, che pure fanno un grande lavoro: serve sensibilizzare e mobilitare i cittadini, saper cogliere i segnali delle presenze criminali, valorizzare l’utilizzo dei beni confiscati, mettere sotto controllo gli appalti valorizzando le buone pratiche introdotte con Expo.

Molte vicende ci hanno confermato la necessità della ’Ndrangheta di stare nelle istituzioni, non tanto per accedere ad appalti, quanto per agevolare pratiche urbanistiche, gestire per esempio una parte dei sussidi sociali per crearsi consenso o, come avviene in sanità, acquisire posizioni di prestigio che legittimino persone dell’organizzazione come persone di potere.

Il PD Lombardo deve sapersi impegnare per applicare, in ogni istituzione, le buone pratiche che garantiscono trasparenza, controllo degli atti e attenzione alle anomalie che possono nascondere infiltrazioni. Non solo, abbiamo bisogno e ci impegniamo per migliorare la nostra capacità di controllo delle nostre liste con la consapevolezza che quello delle infiltrazioni è un rischio da non sottovalutare.

DALLA TERRA ALLA TAVOLA: CULTURA E RISPETTO PER PRODUTTORI E CONSUMATORI

In agricoltura è vitale coordinare l’aspetto locale con quello della legislazione comunitaria, col duplice fine di promuovere pratiche agricole sostenibili – alle quali poi collegare altre attività quali il turismo e la ristorazione – e di dare impulso a nuovi modelli di produzione e commercializzazione che possano valorizzare appieno le cosiddette filiere corte, dei prodotti biologici, delle produzioni tipiche, dei gruppi di acquisto solidale.

In Lombardia la produzione agricola costituisce il 4 % del PIL regionale, generato da aziende sem-pre più grandi e in numero progressivamente decrescente. Ciò si traduce in un intenso sfruttamento delle risorse naturali e in una significativa produzione di agenti inquinanti.

Un settore che sta attraversando una profonda trasformazione, legata al cambiamento climatico e al progressivo inquinamento del suolo, e al mutamento degli orientamenti dei consumatori italiani, che preferiscono sempre più prodotti naturali, biologici e a filiera corta.

Il Partito Democratico dovrebbe riflettere sul medio-lungo periodo, nel quale si dovrà formare una generazione di giovani agricoltori caratterizzati da alta specializzazione, pronta a intercettare i finanziamenti europei e a convertire la produzione in senso sostenibile, rispettoso dell’ambiente e orientato all’“economia circolare”.

In un nuovo Programma di Sviluppo Rurale intendiamo perseguire il recupero di settori finora scarsamente valorizzati come ad esempio l’avicoltura (settore in cui molte costruzioni contengono ancora amianto). Soprattutto, intendiamo perseguire un nuovo modello di concertazione con i portatori di interesse (le organizzazioni degli agricoltori), con lo scopo anche di promuovere la multifunzionalità delle aziende agricole, vale a dire uno stresso interscambio tra la loro connessione con altre attività economiche (turismo, ristorazione, educazione ambientale).

Infine, ma non ultimo, è vitale un processo di semplificazione burocratica, diminuendo i passaggi amministrativi e i documenti richiesti e implementando un sistema informativo regionale.

Infine, è necessaria la realizzazione di un sistema di sorveglianza fitosanitaria, per prevenire l’approccio superficiale con cui sono stati trattati alcuni problemi insorti negli ultimi anni; la promozione di nuovi sistemi d’irrigazione improntati a ottimizzare l’utilizzo delle acque per scopi irrigui e agricoli; l’introduzione di un adeguato programma di educazione ambientale e alimentare nelle scuole, al fine di indirizzare il consumo verso i prodotti freschi locali.

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